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GIOVANNI BAGLIONI
Giovanni Baglioni, chitarrista classe '82, é uno dei pochi "figli d'arte" capaci di scrollarsi di dosso, a colpi di talento, il peso di un cognome che potrebbe risultare non poco ingombrante. Gli anni di esperienza sono pochi, eppure la passione è capace di fare miracoli. Sul palco del The Place Giovanni riesce a sentirsi a proprio agio, come se in quei volti immobili nell'atmosfera priva di rumori, occhi fissi verso le sue dita che volteggiano sopra le sei corde, orecchie tese a percepire ogni sfumatura delle note che vibrano, ci fosse un qualcosa di familiare. Nel concerto del 13 febbraio, il primo trasmesso (seppure in via sperimentale) in streaming video sul web, gli applausi hanno confermato il valore di questo giovane autore, appassionato di un genere musicale tanto particolare quanto affascinante. Nella sezione "gallery" potrete vedere l'intervista, rilasciata in esclusiva dopo l'esibizione, nella quale Giovanni racconta un pò della sua storia ed il sentimento che lo lega al The Place.
BIOGRAFIA
Ad un’infanzia contrassegnata (all’età di otto anni) dal regalo di una chitarra classica segue un’adolescenza intessuta di esperienze chitarristiche assortite, assai diversificate fra loro, tutte però a loro modo stimolanti e formative, anche se nessuna in realtà si rivelerà essere veramente prodromica rispetto all’originale svolta acustica solista che avrà luogo attorno al 2000.
L’allora teenager passa con eclettismo – in quegli anni Novanta - dalle cover dei Led Zeppelin, dei Doors e dei Red Hot Chili Peppers (eseguite con l’ormai disciolto gruppo romano dei Chiodofisso) a varie esperienze – talora “elettriche”, altre volte acustiche – di accompagnamento chitarristico ai brani del padre, il cantautore romano Claudio Baglioni, sul palco dei concerti di quest’ultimo (queste esperienze sono infine sfociate, nel 2005, in un paio di assai riusciti ed originali suoi riarrangiamenti - per sola chitarra acustica - di composizioni paterne risalenti agli anni Novanta, Nudo di donna e Vivi ).
Giovanni Baglioni decide di passare con piena convinzione al solismo acustico (con il sostanziale abbandono di ogni residua espressione elettrica) dopo avere ricevuto in regalo da un amico musicista – ed ascoltato - l’album Only , di Tommy Emmanuel. Il virtuoso chitarrista australiano diventa immediatamente per lui una grande passione musicale ma anche, nel contempo, un modello ispiratore, non tanto stilisticamente (chè altre, principalmente, saranno di lì a poco le sue “muse”), quanto come impostazione di fondo del suo stesso voler essere artista, giacchè in Emmanuel egli vede finalmente l’incarnazione perfetta di una poliedrica ricchezza espressiva e di una singolare capacità di fare spettacolo in veste di one man band : tutte caratteristiche usualmente non associate ad uno strumento che spesso l’immaginario popolare concepisce ancora in funzione di mero accompagnamento.
Nel 2004, in ogni caso, Giovanni Baglioni si toglie la considerevole soddisfazione di duettare in jam session proprio con Emmanuel, nel brano Mombasa (per l’appunto tratto dall’album Only ), e ciò durante una sessione italiana della prestigiosa Master Class itinerante tenuta dall’artista australiano.
Non molto tempo dopo il giovane artista romano incontra l’artista – italianissimo, questa volta: trattasi di Pino Forastiere – destinato a diventare suo maestro (lo è tuttora), mentore ed amico, nonché a metterlo in contatto con un’altra faccia del chitarrismo solista, ossia con il mondo di Michael Hedges e dei suoi epigoni migliori e maggiormente dotati di autonoma creatività (fra i quali ben si distingue lo stesso Forastiere). Un mondo che è assai diverso da quello di Emmanuel, eppure proprio esso viene ben presto avvertito da Baglioni come particolarmente confacente ai suoi gusti, al suo stile esecutivo ed alle sue personali idee compositive.
L’artista romano si dedica quindi, in un primo momento, ad affinare le proprie doti di chitarrista acustico solista proprio sui pezzi di Hedges (dalla celeberrima pietra miliare Aerial Boundaries fino a The Rootwitch , Ritual Dance , The Funky Avocado , la postuma Arrowhead con i suoi visionari quattro “re” nell’accordatura…) e di Forastiere (soprattutto quello dell’album Rag Tap Boom , e dunque si va dal brano omonimo fino a Complicated Night , Hidden 7 , Seagull B , November …). Ancor oggi queste opere dei suoi “numi tutelari” formano (assieme a più sporadiche incursioni in territorio canadese, tradottesi in incisive versioni di alcuni pezzi - particolarmente virtuosistici sul piano tecnico – composti da Erik Mongrain e da Justin King, quali Fusions , Air Tap , Knock On Wood ) una parte non trascurabile del repertorio concertistico di Giovanni Baglioni. Tuttavia i brani di composizione propria vanno ormai giustamente prendendosi, nelle sue esibizioni live, uno spazio sempre più esteso ed oramai preponderante.
Il giovane artista romano vanta una vena compositiva personale ed inconfondibile che a volte sfocia in creazioni brillanti, complesse, musicalmente assai composite e dall’andamento sostenuto (come in Pino , pezzo dedicato all’amico e maestro Pino Forastiere), mentre altre volte si fa intensamente dolce (come nel brano Bijoux , davvero fedele al suo titolo, che è uno dei più risalenti in ordine di tempo), ovvero sensuale, meditativa e talora sentimentale-malinconica (come nei brani Amore e Aria e Dalla Cenere, anch’essi da annoverare fra le sue primissime composizioni).
Con il passare del tempo, in effetti, le composizioni originali di Giovanni Baglioni si sono fatte sempre più articolate e complesse: ascoltandole in sequenza cronologica - dai primi e pur pregevoli brani fino ai più recenti - si può avvertire agevolmente una maturazione tecnica e compositiva potente, che appare in ulteriore e continuo divenire; tuttavia, come ha avuto occasione di dire al riguardo lo stesso artista in una recente intervista, tutti i suoi brani “raccontano una storia o la sensazione di un momento. Ciò che abbiamo vissuto non è meno vero se al tempo avevamo meno parole per descriverlo ”.
La forza narrativa ed evocativa del chitarrismo di Giovanni Baglioni non viene infatti mai sopraffatta, nelle sue composizioni originali, dalla pur consumata abilità tecnica e dalla sapienza nel dosare con parsimonia, senza assolutamente mai abusarne, le pur da lui apprezzate e praticate tecniche percussive facenti capo al tapping .
Fra le sue composizioni più recenti, tutte risalenti al 2007 e tutte narrativamente elaborate e stratificate al punto da sembrare vere e proprie mini-suites, impressionano, in particolare: Passione (tentativo – perfettamente riuscito – di esprimere in un unico contesto strumentale le molte facce della passione: l’impeto e l’entusiasmo sfrenati si trovano pertanto qui in contrapposizione, ma anche in giustapposizione, rispetto alla sofferenza propria del pati latino ed ancora rispetto alla passione intesa in senso amoroso); L’Insonne (connotato da alcune preziose atmosfere derivanti dai ripetuti ascolti di Pierre Bensusan, altra grande passione chitarristica, assieme a Tommy Emmanuel, del Baglioni “semplice fruitore di musica”; questo brano sa evocare - con rara potenza ed energia - immagini fuggenti di notti sudate, lenzuola stropicciate ed occhi sbarrati nel buio); Rubik (dedicata all’omonimo cubo, croce e delizia del suo autore nei momenti di tempo libero, questa composizione non è meno “rompicapo” di quello, almeno per quanto attiene alla complicata e raffinata delicatezza di numerosi suoi passaggi)..
La strumentazione utilizzata da Giovanni Baglioni si compone di una Martin J-41 Special (con la quale esegue in concerto la quasi totalità dei brani, tanto le cover quanto i pezzi originali di sua composizione) e di una Takamine PSF15C (ormai utilizzata pressoché solo come “tastiera” da stendere sulle ginocchia per eseguire - a mo’ di pianista - la cover di Air Tap , brano assai coinvolgente e d’impatto, di Erik Mongrain); il segnale elettrico passa per un equalizzatore mentre l'effettistica si compone solo di riverbero e modulazione, usati peraltro con molta parsimonia (specialmente la modulazione).
I suoi concerti prevedono una scaletta di una dozzina di pezzi in media, salvi i bis sempre richiesti dal pubblico; questi brani vengono equamente ripartiti fra creazioni proprie dell’autore e pezzi di Pino Forastiere e di Michael Hedges, più una “spruzzatina” – come detto sopra – anche di Canada, con le cover di Erik Mongrain ( Fusions, Air Tap ) e di Justin King ( Knock On Wood ). L’artista, solo sul palco con la sua chitarra, suole presentare diffusamente al pubblico, uno per uno, i brani da lui eseguiti, e lo fa mediante interessanti introduzioni parlate - spesso in forma di aneddoto personale - concernenti la genesi, l’ispirazione, le piccole finezze tecniche e lo stile musicale di ciascun singolo pezzo.
Questo modo - affabile e spontaneo, da sciolto intrattenitore, ma al tempo stesso atto a divulgare in maniera semplice e comprensibile non pochi segreti compositivi e tecnici in genere – consente a Giovanni Baglioni di garantirsi un’eccellente interattività con il pubblico; un fenomeno, questo, che ha finito con il raggiungere punte di autentico reciproco divertissement in alcune occasioni, quale, ad esempio, il concerto da lui tenuto all’interno della rassegna Imola In Musica lo scorso 10 giugno 2007, nel suggestivo scenario degli imolesi Chiostri di San Domenico.
Fra le varie esibizioni live di Giovanni Baglioni nel corso di quest’anno 2007 meritano altresì di essere citati, oltre alla performance imolese, almeno i concerti tenuti tra febbraio ed aprile in alcune città del Veneto (Montegrotto, Thiene) nell’ambito della manifestazione benefica Neurotour, dedicata alla lotta contro le malattie neurodegenerative; il concerto sanremese tenutosi nell’ambito della periodica locale Festa della Musica lo scorso 21 giugno; il concerto tenuto in una Piazza dei Signori gremita e plaudente a Padova lo scorso 7 luglio; l’esibizione – tanto da solista quanto impegnato in un pirotecnico finale con l’amico e collega romano Stefano Barone (anch’egli allievo di Pino Forastiere) - nell’ambito della rassegna romana Chitarre a Mezzanotte, all’interno del prestigioso Villa Celimontana Jazz Festival, lo scorso 6 agosto.
Last but not least , decisamente, va menzionato il grande onore di avere aperto per due sere consecutive, al The Place di Roma, i concerti del leggendario duo americano chitarra-voce Tuck and Patti lo scorso 9-10 maggio, occasione nella quale l’ opening act di Giovanni Baglioni ha ricevuto il plauso generale di un pubblico particolarmente esigente e dai gusti raffinati.
Sulle orme del proprio maestro Forastiere, assai popolare nel Nordamerica, anche Giovanni Baglioni quest’anno ha poi potuto assaporare la soddisfazione di suonare dinanzi alle stesse platee e di ricevere considerevoli elogi.
Si è infatti piazzato immediatamente a ridosso del podio nell’ultima edizione del competitivo Canadian Guitar Festival, tenutasi alla fine dello scorso mese di luglio, suonando altresì al The Monkey di Manhattan, una vera piccola “boutique” della musica live di alto livello, aperta nella Grande Mela dal chitarrista Dominic Frasca.
Un’altra peculiare sfaccettatura della personalità artistica di Giovanni Baglioni risiede infine nella sua collaborazione, oramai già quasi annuale, con il sensibile scrittore triestino Pino Roveredo, premio Campiello 2005 per la silloge di racconti intitolata Mandami a dire . Il giovane chitarrista ha infatti prestato la voce della sua sei corde ed il suo personalissimo stile musicale - teso a porsi quale perfetta fusione fra tapping ed elaborata melodia, e perciò efficacemente definito “ schiaffo e carezza ” dallo stesso romanziere - alle presentazioni ufficiali di opere di narrativa firmate da Roveredo ( Capriole in Salita , Caracreatura ) tenutesi presso alcune note librerie romane come la Bibli di Trastevere e la Feltrinelli di via del Babuino, nonché ad uno spettacolo teatrale dedicato al tema della tossicodipendenza e dell’alcoldipendenza, andato in scena su testi dello stesso Pino Roveredo lo scorso 4 maggio sul palco dell’auditorium del Civico Museo Revoltella in Trieste.